A poche ore dalla gara contro la Juventus Next Gen, queste le parole dell’Arezzo Cristian Bucchi. Il tecnico amaranto, si è soffermato su Matteo Cortesi, ultimo innesto della sessione invernale. «Era la pedina che completava l’idea che avevamo. Cercavamo un giocatore a metà tra centrocampista e attaccante, con caratteristiche precise, e Cortesi era il profilo che volevamo. Ha avuto un affaticamento muscolare il 3 gennaio, nulla di grave: da due giorni si allena con noi ed è a disposizione. Gli manca un po’ di ritmo, ma clinicamente sta bene. Verrà in panchina e valuteremo se impiegarlo». Sul fronte infermeria, il tecnico fa chiarezza: «Renzi è stato in bilico fino alla rifinitura di Pesaro. Non ha avuto un trauma, ma non si sentiva libero mentalmente e fisicamente. Abbiamo deciso insieme di prenderci due o tre settimane per farlo rientrare sereno, perché non avrebbe senso forzare e poi perderlo di nuovo. Iaccarino? Gennaro ha avuto un piccolo problema muscolare: difficilmente rientrerà nemmeno per la prossima, visto che giochiamo di venerdì. Preferiamo non rischiare». Poi l’analisi della Juventus Next Gen: «Non è la classica squadra giovane che deve ambientarsi alla categoria. Ha tanti talenti, un allenatore preparato e conosce bene la Serie C. È una squadra che muove bene la palla, riparte con qualità e se le lasci spazio ti fa male. Viene da un periodo molto positivo e l’entusiasmo la rende ancora più pericolosa. Dovremo essere bravi a disinnescare le loro armi e a riproporre l’Arezzo visto a Pesaro: solido, tosto, mentalmente forte». Bucchi insiste molto sulla gestione dei momenti della partita: «In una gara ci sono tanti mini‑momenti. Bisogna capire quando essere aggressivi e quando aspettare, quando forzare e quando gestire. A Pesaro siamo stati maturi proprio in questo: abbiamo letto bene le situazioni. Per arrivare fino in fondo dobbiamo continuare a crescere in queste letture, perché ogni partita nasconde difficoltà diverse». Sul centrocampo e sulle nuove soluzioni tattiche: «Con gli arrivi di Ionita e Cortesi volevamo caratteristiche diverse rispetto a quelle che avevamo. Non cerchiamo doppioni: ogni mediano deve portare qualcosa di unico. C’è chi è più strutturato, chi più offensivo, chi più tecnico, chi più completo. Questo ci permette di cambiare volto alla squadra in base ai momenti della partita e agli avversari. Tutti sono compatibili tra loro». Capitolo attacco: «Ravasio e Cianci sono due attaccanti forti. La scelta dipende da come li vedo in settimana, dal tipo di partita e dalle sensazioni. Sono due ragazzi che si stimano, c’è una competizione sana e questo fa bene al gruppo». Inoltre, un passaggio sulla classifica. «Non rispondo per diplomazia: non è cambiato nulla. Mancano 15 partite, 45 punti, tanti scontri diretti. A dicembre sembravamo in difficoltà, oggi si parla di fuga: questo campionato ti porta su e giù in un attimo se non resti concentrato. Siamo consapevoli del percorso fatto, ma non abbiamo raggiunto niente». Infine un commento sui tifosi che oggi non entreranno in curva. «Rispetto le loro idee, ma mi dispiace tantissimo non averli al nostro fianco».